Questo tempo di epidemia ci ha rivelato anche un legame tra Coronavirus e diffamazione. In che senso?

Il diffondersi del virus ha fatto sì che, in più occasioni, alcuni abbiano “accusato” altre persone di essere infette (e quindi potenzialmente pericolose). Oppure abbiano diffuso la notizia di aziende o locali gestite da persone infette. Similmente, anche alcune amministrazioni sono state accusate di non aver gestito bene l’epidemia o di aver esposto al pericolo alcuni cittadini.

Questi addebiti sono spesso falsi e possono offendere la reputazione di quelle persone o di quelle aziende… che magari hanno pure perso parte della clientela spaventata dalla fake news.

Esempi recenti del mix tra coronavirus e diffamazione

Ad esempio, il legame tra Coronavirus e diffamazione lo ritroviamo in un caso accaduto una settimana fa. Un coppia di baristi è stata segnalata come positiva al Covid-19 tramite un audio su whatsapp che ha fatto rapidamente il giro della città. Nell’audio, secondo quando riporta Il Gazzettino, era chiaramente individuato il locale della coppia, molto frequentato, e i nomi dei baristi (marito e moglie).

Altro esempio della possibile commistione tra coronavirus e diffamazione si è visto in un articolo di stampa che, un paio di settimane fa, avrebbe screditato la credibilità di una amministrazione comunale rispetto alla gestione dell’emergenza.

Cosa fare di fronte a un caso di possibile diffamazione?

In tutti questi casi, e in molti altri in cui si è utilizzato il coronavirus e la diffamazione per ledere l’onorabilità di una persona o di una azienda, molti si chiedono: come reagire?

Forse sei stato additato come contagiato o untore. La tua azienda o il tuo locale sono stati segnalati come pericolosi e malsani. Forse sei stato accusato di violare le prescrizioni imposte dalle autorità. Oppure di aver mal gestito una situazione collegata al diffondersi dell’epidemia.

In questi casi, è possibile che tu sia vittima di diffamazione…

Al contrario, alcune persone hanno diffuso notizie senza colpa. Forse non avevano mai pensato al possibile legame tra coronavirus e diffamazione. Hanno quindi registrato, scritto o diffuso messaggi tramite whatsapp, i social o siti e sono stati accusati di diffamazione… magari sono stati addirittura minacciati di denuncia-querela.

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