Il diritto all’oblio si afferma sempre di più in ambito nazionale ed europeo. Nella società dell’informazione – dove tutto il mondo è connesso e chiunque può trovare notizie su di te, anche datate e magari compromettenti – l’importanza del diritto all’oblio comincia a essere molto sentita. Ma di cosa si tratta precisamente?

… Se hai un problema specifico, puoi chiedere una consulenza. Forse hanno offeso la tua reputazione o riservatezza, oppure al contrario, temi di subire un’azione legale: siamo qui per risolvere il tuo problema 🙂

Significato del diritto all’oblio

Il diritto all’oblio è il diritto di ogni persona a ottenere che non siano ulteriormente diffusi dati o notizie, legittimamente divulgati tempo fa, che recano attualmente una offesa ingiustificata all’onore, reputazione o alla riservatezza. Correlato a questo diritto è quello di ottenere la cancellazione del proprio nome e di altri dati personali da elenchi, archivi, o registri oppure la de-indicizzazione dei risultati (rimozione da motori di ricerca), in relazione a fatti e notizie non più attuali o comunque privi di interesse sociale.

In parole semplici, è il diritto a essere “dimenticati” (oblio) dalla collettività, in relazione a notizie riservate, potenzialmente dannose o non più attuali pubblicate tempo fa. Tuttavia, se la notizia – in ragione di circostanze sopravvenute – torna di nuovo d’attualità, cioè sorge un nuovo interesse sociale a conoscerla, l’interesse pubblico all’informazione può prevalere sul diritto del soggetto a essere “dimenticato”.

In modo analogo, il diritto all’oblio riguarda anche il trattamento dei dati personali. L’interessato può richiedere, a certe condizioni, la cancellazione dei dati personali al titolare del trattamento.

Il diritto all’oblio è un aspetto del più ampio diritto alla riservatezza (si veda Cass. sent. 9 aprile 1998, n. 3679).

Norme che fondano il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio si fonda su molteplici normative nazionali e sovranazionali che tutelano il diritto alla riservatezza (privacy) e alla reputazione, e limitano l’esercizio del diritto di cronaca.

Unione Europea

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, all’art. 8, prevede il diritto di ogni persona «alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano». Il medesimo diritto è garantito anche dall’art. 16 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Il Regolamento n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio ha ad oggetto la “protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati”. L’art. 17 di questo Regolamento prevede, a certe condizioni, il diritto a chiedere la rimozione dei dati personali. Questo “diritto alla cancellazione” dei dati è espressamente indicato come “diritto all’oblio”. Questa disposizione si riferisce però al trattamento dei dati personali da parte di un titolare del trattamento.

Consiglio d’Europa

La Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (anche conosciuta come la “Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo“) dispone all’art. 8 che ogni persona «ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza». Inoltre, all’art. 10 specifica che la libertà di espressione può essere sottoposta a restrizioni necessarie «alla protezione della reputazione o dei diritti altrui» oppure «per impedire la divulgazione di informazioni riservate […]».

Normativa italiana

La Costituzione all’art. 2 riconosce i diritti inviolabili dell’uomo. Tra questi la giurisprudenza costituzionale annovera anche il diritto all’immagine e alla reputazione. L’art. 3 garantisce la “pari dignità sociale” di tutti i cittadini. L’art. 21 Cost. garantisce il diritto alla libertà di espressione del pensiero (quindi anche il diritto di cronaca) ma entro certi limiti.

A livello della legislazione primaria, il codice penale, all’art. 595, protegge la reputazione di ogni persona punendo la diffamazione. La legge sulla stampa (n. 47/1948) pure tutela la reputazione contro le offese all’onore e al decoro perpetrate a mezzo stampa. Il diritto alla riservatezza è tutelato dal decreto legislativo n. 196 del 2003 (il Codice della privacy, aggiornato di recente dalla legge n. 160/2019, dal D.L. n. 53/2019, dal D.M. 15 marzo 2019 e dal decreto legislativo n. 101/2018).

Vi sono poi delle norme deontologiche rilevanti. In particolare, le Regole deontologiche relative al trattamento di dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica pubblicate ai sensi dell’art. 20, comma 4, del d.lgs. 10 agosto 2018. È di rilievo anche il “Testo unico dei doveri del giornalista“, approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti il 27 gennaio 2016. All’articolo 3, il Testo unico dispone, tra l’altro, che «il giornalista […] rispetta il diritto all’identità personale ed evita di far riferimento a particolari relativi al passato, salvo quando essi risultino essenziali per la completezza dell’informazione […]».

Quando e come far valere il diritto all’oblio?

Innanzitutto, bisogna capire se si tratta di una vicenda riguardante il trattamento dei dati personali (ad esempio, precedentemente comunicati in modo consensuale a un titolare di trattamento), oppure riguardante una notizia pubblicata sulla base del diritto di cronaca o comunque della libertà di espressione.

Cancellazione dei dati oggetto di trattamento

Nel primo caso, si applica la normativa sul trattamento dei dati. In particolare, l’art. 7 del Codice della privacy riconosce il diritto a ottenere la cancellazione dei dati trattati in violazione di legge. Il Regolamento UE n. 2016/679 dispone all’art. 17 che l’interessato può ottenere la cancellazione dei suoi dati personali in alcuni casi, tra l’altro:

  • quando non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti;
  • se revoca il consenso su cui si basa il trattamento;
  • oppure quando i dati personali sono stati trattati illecitamente.

Rimozione di notizie pubblicate sulla base della libertà di espressione

La disposizione del Regolamento non si applica all’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di informazione. In questo caso, il diritto all’oblio si oppone in qualche modo al diritto di cronaca oppure di rievocazione storica dei fatti. La giurisprudenza di legittimità ha evidenziato che il diritto all’oblio prevale sul diritto di espressione:

  • Quando non vi è più un apprezzabile interesse sociale alla notizia (anche se vi era un interesse sociale all’epoca della prima pubblicazione).
  • Se la notizia sia diventata “falsa” in quanto non aggiornata (cioè non tenga conto di un mutamento rilevante della situazione intervenuto nel frattempo).
  • Oppure quando la pubblicazione della notizia abbia danneggiato la dignità dell’interessato e l’esposizione dei fatti superi le esigenze dell’informazione.

Rievocazione storica e diritto di cronaca

Recente giurisprudenza ha precisato che quando è pubblicata nuovamente, dopo un lungo periodo di tempo, una notizia che all’epoca corrispondeva a un interesse pubblico, non viene in considerazione il diritto di cronaca bensì «il diritto alla rievocazione storica (storiografica) di quei fatti» (Cassazione SS.UU. Civ. sent. 4 giugno 2019 n. 19681/2019). La “cronaca” è, anche etimologicamente, legata al tempo. Ciò non significa che una notizia vecchia non possa di nuovo tornare di attualità in ragione di circostanze nuove e che, pertanto, torni a rilevare il diritto di cronaca. Tuttavia, se non vi è più un interesse attuale, allora si è in presenza di un’attività storiografica che non gode delle stesse garanzie del diritto di cronaca.

«Ne deriva che simile rievocazione, a meno che non riguardi personaggi che hanno rivestito o rivestono tuttora un ruolo pubblico, ovvero fatti che per il loro stesso concreto svolgersi implichino il richiamo necessario ai nomi dei protagonisti, deve svolgersi in forma anonima, perché nessuna particolare utilità può trarre chi fruisce di quell’informazione dalla circostanza che siano individuati in modo preciso coloro i quali tali atti hanno compiuto […] perché l’identificazione personale, che rivestiva un sicuro interesse pubblico nel momento in cui il fatto avvenne, potrebbe divenire irrilevante, per i destinatari dell’informazione, una volta che il tempo sia trascorso e i fatti, anche se gravi, si siano sbiaditi nella memoria collettiva. Il che significa che il diritto ad informare, che sussiste anche rispetto a fatti molto lontani, non equivale in automatico al diritto alla nuova e ripetuta diffusione dei dati personali» (Cassazione SS.UU. Civ. sent. 4 giugno 2019 n. 19681/2019).

Criteri di valutazione

Naturalmente, affinché sussista l’una o l’altra delle condizioni sopra menzionate, sarà necessario analizzare il caso concreto. Quando è che si può dire che non vi è più un interesse sociale attuale alla conoscenza della notizia? Non è sempre facile affermarlo. Talvolta, la giurisprudenza ha indicato una serie di criteri più dettagliati. La Corte di cassazione, nell’ordinanza n. 6919 del 20 marzo 2018, ha affermato che la pubblicazione di informazioni riguardanti una persona determinata, a distanza di tempo dai fatti, viola il diritto all’oblio se non rispetta i seguenti presupposti:

  1. La diffusione della notizia (o dell’immagine) contribuisce ad un dibattito di interesse pubblico;
  2. La diffusione corrisponde ad un interesse effettivo attuale («per ragioni di giustizia, di polizia o di tutela dei diritti e delle libertà altrui, ovvero per scopi scientifici, didattici o culturali, da reputarsi mancante in caso di prevalenza di un interesse divulgativo o, peggio, meramente economico o commerciale del soggetto che diffonde la notizia o l’immagine»).
  3. La notorietà del soggetto rappresentato.
  4. La veridicità della notizia («attinta da fonti affidabili, e con un diligente lavoro di ricerca»).
  5. La preventiva informazione circa la pubblicazione della notizia per consentire all’interessato di replicare o rettificare.

In pratica, come esercitare il diritto all’oblio?

Ti sei reso conto che sono stati pubblicate notizie o dati personali che ti riguardano, vorresti ottenere la loro cancellazione e ritieni che puoi esercitare il diritto all’oblio. Come procedere?

Il modo di procedere dipende anzitutto della forma di pubblicazione dei dati o delle notizie. In ogni caso, è opportuno agire prima a livello stragiudiziale. Se, ad esempio, si tratta di dati personali semplicemente utilizzati da un titolare del trattamento (nell’ambito di una mailing list, un sito, un’associazione, una azienda, ecc.) potrebbe bastare la richiesta di cancellazione dei propri dati indirizzata al titolare del trattamento, nei modi specificati nella relativa “informativa sulla privacy”.

Se si tratta della pubblicazione di una notizia su un blog o una testata online o cartacea, si potrà pure tentare una richiesta personale di cancellazione. Tuttavia, generalmente è più opportuno far inviare una richiesta o una diffida da un avvocato.

Se si tratta della presenza di notizie o di dati personali tra i risultati dei motori di ricerca, si potrà avanzare una richiesta nei confronti del motore di ricerca. Alcuni, come Google, hanno predisposto moduli specifici per chiedere la “rimozione ai sensi delle leggi sulla privacy” di informazioni personali dai risultati di ricerca.

Se vi è una violazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali, si può presentare un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali.

Iniziative giudiziali

Può essere necessario ricorrere al giudice, soprattutto se altri rimedi non hanno sortito l’effetto sperato. Si potrà ricorrere al giudice civile per chiedere di ordinare la rimozione dei dati o delle notizie rispetto ai quali si intende esercitare il diritto all’oblio. Se c’è un’offesa alla reputazione, è possibile sporgere querela per il reato di diffamazione (art. 595 c.p.).

In ogni caso, qualora la violazione del diritto all’oblio abbia cagionato anche danni patrimoniali o non patrimoniali, sarà possibile chiedere il risarcimento dei danni in sede civile, oppure costituendosi parte civile nel processo penale.

La tua reputazione o riservatezza sono state lese e vuoi sporgere querela o intraprendere un’azione legale? Oppure rischi di subire un’azione legale e vuoi sapere come difenderti? Puoi chiedere una consulenza specifica per il tuo caso ai nostri esperti: clicca qui!

Leave a Reply

Your email address will not be published.