Molti si domandano se esista ancora il reato di ingiuria. E, se non esiste, ci sono ancora conseguenze per chi ingiuria? Facciamo chiarezza.

Il significato di ingiuria

L’ingiuria è una offesa all’onore e al decoro fatta alla presenza dell’offeso. Non a caso, il reato di ingiuria era previsto tra i “delitti contro l’onore”, insieme alla diffamazione.

“Onore” e “decoro” si riferiscono entrambi al valore o alla dignità della persona. Per onore si intende generalmente “il complesso delle condizioni da cui dipende il valore sociale della persona”, mentre il decoro designa l’insieme delle qualità personali intellettuali, fisiche e sociali.

Entrambi possono essere presi in senso “soggettivo”, come sentimento che ciascuno ha del proprio valore morale e sociale, oppure in senso “oggettivo”, indicando allora la reputazione di cui una persona gode in società. L’ingiuria lede, in particolare, l’onore e il decoro in senso soggettivo. Essendo essa realizzata in presenza dell’offeso, è proprio il sentimento del proprio valore che viene leso.

Se pensi che la tua reputazione o onore sono stati offesi, oppure temi di aver ingiuriato o diffamato qualcuno, puoi chiedere una consulenza.

Il reato che fu…

L’articolo 594 del codice penale così disciplinava il reato di ingiuria:

Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.

Il secondo comma dello stesso articolo specificava che l’ingiuria poteva essere commessa anche «mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa». Il reato era poi aggravato se l’offesa consisteva nell’attribuzione di un fatto determinato e – ancora – se essa fosse commessa davanti a più persone.

La depenalizzazione del reato di ingiuria: l’illecito civile.

L’art. 594 del codice penale che puniva l’ingiuria è stato abrogato dal decreto legislativo n. 7 del 15 gennaio 2016. Ne risulta quindi la depenalizzazione del reato. Lo stesso decreto legislativo ha fatto divenire l’ingiuria un “illecito civile”. In altre parole, un illecito cui corrisponde una sanzione pecuniaria civile, di competenza del giudice civile.

Infatti, l’art. 4 del decreto legislativo n. 7 / 2016 dispone, tra le altre cose, che:

Soggiace alla sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila […] chi offende l’onore o il decoro di una persona presente, ovvero mediante comunicazione telegrafica, telefonica, informatica o telematica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.

Il significato dell’illecito rimane sostanzialmente lo stesso: l’offesa all’onore e al decoro di una persona presente. Quando viene commessa in modo non verbale o con mezzi di comunicazione a distanza (anche informatici o telematici), essa deve consistere in una comunicazione diretta alla persona offesa. Altrimenti, potremmo essere di fronte a un caso di diffamazione.

La disciplina del decreto legislativo n. 7 / 2016

Il decreto legislativo n. 7 / 2016 ha anche adattato alcune norme già presenti nel codice penale, riproponendole nella nuova ipotesi di ingiuria come illecito civile.

In particolare, l’ingiuria è più grave se l’offesa:

  • consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. In altre parole, se l’offesa non consiste in un generico attributo (“cornuto”, “ladro”) ma nell’addebito di un fatto concreto e denigratorio.
  • è commessa in presenza di più persone. Se cioè, oltre alla persona offesa, siano presenti anche due o più soggetti diversi.

In questi casi la sanzione pecuniaria è più elevata: da duecento a dodicimila euro.

Esistono inoltre alcune ipotesi in cui, pur essendoci ingiuria, la sanzione può essere esclusa…

ingiuria nello stato d'ira
  • Se le ingiurie sono reciproche, il giudice può decidere di non applicare la sanzione pecuniaria civile a uno oppure a entrambi i litiganti.
  • Se l’offesa è commessa nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto di altri, e subito dopo questo fatto ingiusto, allora la sanzione è esclusa.

Essendo l’ingiuria un illecito civile, essa è di competenza del giudice civile. Come si procede? Si applicano le norme del processo civile. L’ingiuria, essendo un fatto ingiusto, obbliga al risarcimento del danno secondo le leggi civili.

In pratica, la persona offesa inizierà un processo civile per il risarcimento del danno causato dall’illecito. Il giudice, al termine del giudizio, se accoglie la domanda di risarcimento della persona offesa, deciderà anche sull’applicazione della sanzione pecuniaria civile. Il giudice potrà anche disporre il pagamento della sanzione a rate mensili (da due a otto), se lo richiedono le condizioni economiche del condannato.

Differenza tra ingiuria e diffamazione

L’art. 595 c.p., definendo la diffamazione, si riferisce per esclusione all’ormai abrogato articolo sull’ingiuria. Infatti si dispone che fuori dai casi di ingiuria, commette diffamazione chi «comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione […]». In altre parole, la diffamazione offende la reputazione di una persona davanti ai suoi consociati, non direttamente il sentimento soggettivo dell’onore. Infatti, se la persona offesa fosse presente all’offesa, oppure se la comunicazione fosse direttamente rivolta ad essa, si avrebbe ingiuria, non diffamazione. Se invece la persona offesa è assente e la comunicazione lesiva dell’onore e del decoro è rivolta a più persone terze, allora si ha diffamazione. (Leggi qui per approfondire il reato di diffamazione).

Possiamo affermare che l’ingiuria offende l’onore e il decoro in senso “soggettivo”, mentre la diffamazione in senso “oggettivo”. Questo significato oggettivo coincide con il concetto di reputazione, cioè quella particolare considerazione del valore di una persona che è diffusa nell’ambiente sociale.

Ingiuria e calunnia

Il linguaggio comune spesso confonde i concetti di ingiuria, diffamazione e calunnia. Invece, essi corrispondono a condotte nettamente distinte per l’ordinamento italiano.

Nella calunnia ci può certamente essere una lesione dell’onore e della reputazione di qualcuno. Tuttavia, nella calunnia c’è molto di più… e infatti costituisce un reato più grave sia rispetto alla diffamazione, sia – a più forte ragione – rispetto all’illecito civile dell’ingiuria. La calunnia, disciplinata all’art. 368 c.p., è punita con la reclusione da due a sei anni nella sua forma semplice. Nell’ipotesi più grave la pena potrebbe arrivare addirittura a venti anni.

Il colpevole di calunnia attribuisce alla persona offesa la commissione di un reato, nonostante sia consapevole della falsità di questa incolpazione e dell’innocenza dell’offeso. Inoltre questa incolpazione è realizzata con una denuncia, querela, o in uno degli altri modi idonei a informare l’autorità della commissione di un reato.

La calunnia può anche essere realizzata simulando a carico di qualcuno le tracce di un reato. In ogni caso, dunque, ne deriva non solo la lesione dell’onore di una persona innocente, ma anche il pericolo che questa sia processata – o addirittura condannata a scontare una pena – ingiustamente.

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