Pinco Pallino commette il reato di diffamazione. Cosa succede dopo? La autorità giudiziaria procederà contro di lui per la giusta punizione? Oppure la persona offesa deve fare qualcosa? Scopriamo di più sulla procedibilità della diffamazione…

Procedibilità d’ufficio e a querela

Diversi reati corrispondono a diversi modi di “procedere”, cioè di cominciare e continuare un procedimento contro il (possibile) colpevole per accertare la sua responsabilità e condannarlo ad una giusta pena.

Alcuni reati sono perseguiti appena l’autorità giudiziaria ne ha in qualsiasi modo notizia. Questi reati – di solito i più gravi – sono procedibili “d’ufficio”. Non c’è alcun bisogno che qualcuno chieda all’autorità giudiziaria di perseguire il colpevole: sarà dovere del pubblico ministero iscrivere autonomamente il colpevole nel registro delle notizie di reato, dirigere le indagini e promuovere (se la notizia di reato sembra fondata) l’accusa contro di lui. L’esempio tipico è il delitto di omicidio.

Altri reati invece non sono procedibili d’ufficio ma “a querela“. Ciò significa che è necessaria una richiesta da parte della persona offesa affinché l’autorità giudiziaria proceda nei confronti del colpevole. Nella querela, la persona offesa informa l’autorità o polizia giudiziaria di un fatto di reato, e chiede espressamente che si proceda contro il colpevole perché sia punito.

La procedibilità della diffamazione

Il reato di diffamazione (per approfondire leggi qui) è proprio uno di quei reati procedibili a querela. L’art. 597 del codice penale dispone che esso è «punibile a querela della persona offesa». Di norma, si può proporre querela prima che siano «decorsi tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato» (art. 120 c.p.).

Lo stesso articolo 597 c.p. dispone anche che, se la persona offesa muore prima della scadenza del termine per querelare, allora possono proporre querela i prossimi congiunti, l’adottante e l’adottato dell’offeso. Questa possibilità sussiste anche quando la diffamazione consiste nell’offesa alla memoria di una persona defunta.

In ogni, caso la querela può essere fatta in forma orale oppure per iscritto. Essa viene presentata direttamente al pubblico ministero (Procura della Repubblica), oppure alla polizia giudiziaria (ad esempio, ai Carabinieri o alla polizia postale), o infine ad un agente consolare all’estero. Di per se anche la querela scritta può essere autonomamente redatta dalla persona offesa. Tuttavia, la maggior parte delle volte converrà affidarsi ad un avvocato. Scopri di più sulla querela per diffamazione qui.

Quale giudice procederà?

Dipendendo dal tipo di diffamazione, il reato sarà di competenza di un giudice differente. In generale, la competenza può spettare al giudice di pace oppure al tribunale. Diversa è l’ipotesi in cui non si procede penalmente per il “reato” di diffamazione ma semplicemente la persona offesa agisce in sede civile per il risarcimento del danno derivante da diffamazione. In questo caso sarà competente il giudice di pace o il tribunale (civile) in base alla quantità del risarcimento richiesto richiesto. Concentriamoci tuttavia sulle ipotesi in cui si procede in sede penale per un reato…

Giudice di pace

Il giudice di pace è competente per le forme meno gravi di diffamazione. Queste corrispondono alla diffamazione “semplice” (cioè non aggravata) e alla diffamazione consistente nell’attribuzione di un fatto determinato. Un esempio di diffamazione semplice: Pinco Pallino dice a tre amici che Tizio (non presente in quel momento) è un professionista scorretto e inaffidabile. Questa diffamazione contro Tizio sarebbe aggravata dall’attribuzione di un fatto determinato se Pinco Pallino aggiungesse un fatto preciso (vero o falso) che illustrasse la scorrettezza e inaffidabilità di Tizio.

Queste forme di diffamazione sono quelle previste dall’art. 595 c.p. ai commi 1 e 2. Poiché è competente il giudice di pace, le pene applicabili sono quelle tipiche di questa autorità giudiziaria. Nel caso di specie si potrà applicare, in base alla gravità del caso concreto:

  • una multa da 258 a 2582 euro,
  • o la pena della permanenza domiciliare da sei giorni a trenta giorni,
  • oppure quella del lavoro di pubblica utilità da dieci giorni a tre mesi.

Le eccezioni…

Ci sono tuttavia alcune eccezioni alla procedibilità della diffamazione di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 595 da parte del giudice di pace. Benché i casi siano piuttosto rari, la legge prevede che – se si aggiungono alcune circostanze e finalità – la competenza viene spostata al tribunale monocratico. Questi casi si riferiscono ai reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 – bis c.p. (associazione mafiosa) ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, ai reati commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, oppure per agevolare l’attività di associazioni che hanno quelle finalità.

La competenza del Tribunale

Le forme più gravi di diffamazione sono di competenza del tribunale. Queste comprendono le fattispecie di cui ai commi 3 e 4 dell’art. 595:

  • Quando si tratta di diffamazione a mezzo stampa oppure con qualsiasi altro mezzo di pubblicità (internet, volantini, ecc.).
  • Qualora l’offesa è realizzata in atto pubblico.
  • Se la diffamazione è commessa contro «un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio».
Per la procedibilità della diffamazione grave è competente il tribunale

Per i tipi di diffamazione di cui ai primi due punti, la pena prevista è quella della reclusione da sei mesi a tre anni oppure della multa non inferiore a 516 euro. Per quanto riguarda l’ipotesi di cui al terzo punto, la pena applicabile dipende da come la diffamazione si è realizzata (diffamazione semplice, con mezzo di pubblicità, ecc.). Essa corrisponderà alla pena prevista per la forma di diffamazione realizzata, aumentata però fino a un terzo.

Si aggiunga che, nei casi di diffamazione a mezzo stampa, se sussiste inoltre l’attribuzione di un fatto determinato, si applicherà la legge sulla stampa (L n. 47 del 1948). Quest’ultima dispone – tra le altre cose – la pena della «reclusione da uno a sei anni quella della multa non inferiore a lire centomila» (art. 13).

Altre note sulla procedibilità della diffamazione

Infine, per completezza ricordiamo che il delitto di diffamazione non consente l’applicazione di alcuni istituti procedurali possibili per reati diversi e più gravi.

Così, non sono consentiti l’arresto o il fermo a causa di diffamazione. Similmente, non è consentita l’applicazione di misure cautelari personali (coercitive o interdittive). Ad esempio, non sarà possibile applicare la misura cautelare degli arresti domiciliari (misura cautelare personale coercitiva) al colpevole di diffamazione.

Al contrario, è possibile applicare misure cautelari reali come il sequestro preventivo. Infatti, a parte le norme di garanzia che valgono per la stampa (leggi qui per approfondire la diffamazione a mezzo stampa), le piattaforme e le pubblicazioni tramite le quali viene commessa la diffamazione sono sequestrabili (ad esempio blog, pagine internet, volantini, ecc.).

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