Sapere quando non c’è diffamazione è importante. Infatti, alcune condotte simili alla diffamazione potrebbero non comportare conseguenze particolari (se non c’è alcun illecito) oppure potrebbero comportare conseguenze più gravi (se si tratta di un reato più grave della diffamazione).

Scopriamo tutti i casi in cui in realtà non c’è diffamazione, anche quando sembra che potrebbe ricorrere questo reato…

Diffamazione? Non proprio…

La diffamazione, disciplinata dall’art. 595 del codice penale, può essere definita come l’offesa alla reputazione di una persona assente, realizzata comunicando con più persone. Ciò vuole dire che gli elementi del reato di diffamazione sono:

  • una comunicazione che lede la reputazione altrui.
  • l’assenza della persona offesa, nel senso che la comunicazione non è diretta ad essa.
  • due o più persone terze sono i destinatari della comunicazione.

Ogni volta che manca uno di questi elementi la fattispecie del reato non sarà integra e quindi non c’è diffamazione. Ecco alcuni casi:

  • se la comunicazione non lede la reputazione altrui, non si avrà diffamazione. L’oggetto del reato di diffamazione consiste infatti nella lesione dell’onore oggettivo (cioè diffuso nell’ambiente sociale) di una persona. Quindi non ci sarà diffamazione se – nonostante l’affermazione sia falsa – la comunicazione afferma qualcosa di positivo oppure è indifferente alla reputazione. Ad esempio, Tizio scrive su Facebook che il medico Caio è il migliore della città. Ovviamente, ciò non è offensivo nei confronti di Caio, anche se la circostanza fosse falsa.
  • quando la comunicazione offensiva è diretta alla persona offesa, non c’è diffamazione ma piuttosto ingiuria. L’ingiuria è stata depenalizzata, quindi non è più reato ma illecito civile. Ad esempio, Tizio insulta Caio dicendo: “Sei corrotto e disonesto!”. (Leggi di più sull’ingiuria qui).
  • se il destinatario della comunicazione denigratoria è soltanto una persona allora non c’è diffamazione. Ad esempio, Tizio telefona Sempronio e gli dice che Caio è corrotto e disonesto. Il fatto, magari spiacevole e dannoso, è penalmente irrilevante. Diffamazione ci potrà essere se le persone con cui si comunica sono almeno due. Se si utilizza qualsiasi mezzo per comunicare con un numero indeterminato di persone (mediante la stampa, internet, volantini, ecc.) allora ci potrà essere diffamazione aggravata. (Approfondisci le diverse ipotesi di diffamazione qui).

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Quando la diffamazione è giustificata

In altri casi, benché possa sembrare che ci siano tutti gli elementi del reato di diffamazione, in realtà non c’è reato e non ci sono conseguenze negative per l’autore delle dichiarazioni lesive. Questo perché, in determinate circostanze, l’ordinamento valuta che la condotta non è “anti-giuridica” perché giustificata dall’esercizio di un diritto in capo alla persona che comunica con altri.

Le ipotesi tipiche in giurisprudenza riguardano l’esercizio del diritto di critica e del diritto di cronaca. Infatti, a certe condizioni, anche dichiarazioni che oggettivamente ledono la reputazione di una persona possono essere giustificate dal:

  • diritto di cronaca. Esiste il diritto di informare il pubblico su fatti che – pur essendo denigratori – siano: 1. veri; 2. di rilevante interesse sociale; 3. raccontati in modo corretto, cioè senza oltrepassare i limiti della continenza espressiva. Ad esempio, il giornalista Tizio, dopo una inchiesta attenta ed obiettiva, rivela in un articolo di stampa fatti di corruzione riguardanti il politico Caio, il quale pretendeva di gestire ingenti fondi pubblici.
  • diritto di critica. Esiste il diritto di criticare, esprimere giudizi anche negativi su opinioni o comportamenti altrui. Ad esempio, Sempronio, commentando su Twitter l’articolo del giornalista Tizio, scrive che i comportamenti del politico Caio erano, secondo lui, tra i più disonesti e che Caio dovrebbe dimettersi.
Non c'è diffamazione se prevale diritto di cronaca
Non c’è diffamazione quando prevale il diritto di cronaca o di critica

In quest’ultimo caso (diritto di critica) le condizioni sono ancora più larghe, in quanto non si può richiedere che la critica corrisponda esattamente a verità. Infatti la legge non può escludere ogni diversità di opinione e le valutazione critiche hanno sempre un margine di soggettività e opinabilità. Si richiede tuttavia che la critica non sia inutilmente offensiva nei modi (cioè rispetti il criterio della continenza) o gratuitamente denigratoria (nel senso che il giudizio negativo dovrebbe essere argomentato oppure presentato come valutazione soggettiva e opinabile). Inoltre – se il giudizio critico si fonda sull’attribuzione di fatti determinati – questa deve rispettare le condizioni del diritto di cronaca.

Esenzioni dalla pena

In altre ipotesi, pur essendoci effettivamente una condotta illecita, la legge prevede che l’autore delle dichiarazioni diffamatorie sia esente da pena.

(Puoi approfondire tutte queste ipotesi leggendo il nostro articolo sulla denuncia per diffamazione, sotto i paragrafi “Difendersi in giudizio” e “altre ipotesi di non punibilità”.)

Non c’è diffamazione… ma qualcosa di più grave

Infine, almeno in una ipotesi non c’è diffamazione, pur essendoci una offesa alla reputazione… perché siamo in presenza di un reato più grave. Stiamo parlando dell’ipotesi di calunnia.

Nella calunnia (art. 368 c.p.), infatti, c’è qualcosa di più di una semplice diffamazione. Il colpevole di calunnia accusa formalmente taluno di un reato (tramite denuncia, querela, richiesta o istanza all’autorità), pur sapendolo innocente. Ad esempio, Tizio si reca dai carabinieri e denuncia Caio per aver commesso un furto, pur sapendo che Caio non ha mai commesso questo reato. (Leggi di più sulla calunnia qui).

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